A ben cinque anni di distanza dal superbo Dark Matter gli IQ fanno
uscire questo loro ultimo lavoro per il quale a dire il vero i numerosi fans nutrivano
forti perplessità a causa dell'abbandono del gruppo da parte del tastierista Martin
Orford.
Essendo Orford uno dei membri storici degli IQ nonché musicista dalla forte personalità
artistica c'era giustamente il timore che la sua assenza potesse compromettere seriamente
la solidità strutturale e armonica della musica proposta dal gruppo.
Non vorrei scatenare una polemica tra gli estimatori del gruppo e di Martin Orford in
particolare, ma devo onestamente prendere atto che il nuovo arrivato, Mark Westworth, non
solo se la cava molto bene con le tastiere ma ritengo che il suo stile sia perfettamente
integrato con le delicate atmosfere sonore che caratterizzano le composizioni del gruppo.
In effetti ci troviamo di fronte ad un album decisamente affascinante dove la musica
scivola via con grande naturalezza lasciando una piacevole sensazione di benessere
interiore tanto che il desiderio di ripartire da capo in questo accattivante viaggio tra
le note si fa sentire con insistenza.
Frequency riporta gli IQ ai vertici artistici di Subterranea tanto che i cinque musicisti
qui riescono nuovamente a mostrare una vena creativa e una predisposizione per il prog
tanto naturali quanto fuori dal comune.
Inoltre da buon audiofilo quale sono, oltre che appassionato di rock progressivo, trovo
questa incisione finalmente accettabile ed abbastanza equilibrata dal punto di vista della
resa sonora.
Non ci sono infatti in Frequency i suoni taglienti e aspri, talvolta fastidiosi dei
trascorsi lavori o l'eccessiva compressione del precedente Dark Matter.
In generale ritengo che una certa accuratezza durante il processo di registrazione
rappresenti una prerogativa prioritaria per la buona riuscita di un disco perché un
prodotto discografico ben fatto rende giustizia in primo luogo alla musica in esso
contenuta esaltandone il valore artistico, qualora esso vi sia presente logicamente.
Nel caso specifico va detto che la musica di questi signori, coerenti esponenti di un
genere duro a morire e comunque sempre pronto a riciclarsi, rinascere e risplendere,
merita la massima attenzione anche e soprattutto da questo punto di vista.
Entrando nel merito della musica contenuta in questo splendido album non si può fare a
meno di notare una caratteristica che lo contraddistingue.
La sensazione che si avverte all'ascolto dei sette brani è infatti quella di trovarci al
cospetto di una straordinaria sintesi di quanto di meglio espresso dal rock progressivo
negli ultimi 40 anni; le citazioni si sprecano, si va dai Genesis agli Yes, dai Van Der
Graaf Generator ai Camel, da Emerson Lake & Palmer al Banco Del Mutuo Soccorso.
La musica di Frequency esce dai solchi del disco con esplosiva vitalità e non si tratta
certamente di una semplice e riduttiva rilettura di partiture già risentite ma il tutto
è filtrato dalla sensibilità dei musicisti del gruppo che sono qui riusciti a comporre
grandi canzoni mantenendo una spiccata personalità creativa ed interpretativa.
Il risultato si concretizza quindi in una musica certamente familiare per gli appassionati
del genere ma non per questo priva di fascino, anzi la sua forza risiede proprio nel fatto
che gli IQ con Frequency si sono avvicinati al capolavoro confermandosi di fatto i veri,
autentici eredi del prog anni '70 e '80.
Già dalle note iniziali del primo brano Frequency, l'impressione è quella di trovarsi
immersi in una musica estremamente fluida, ricca di cromatismi sonori, di inaspettati
quanto coinvolgenti cambi di ritmo e atmosfera.
Assolutamente affascinante, un grande gioiello di vera poetica sonora, è la seguente Life
Support introdotta da delicati fraseggi di piano sui quali Peter Nicholls ricama dolci
melodie seguite poi, in un ipnotico crescendo, da misteriosi intrecci di echi e suoni di
chitarre e tastiere come nella migliore tradizione prog.
Stronger Than Friction ci cattura fin dall'inizio con quel suo incedere ritmico prima
lineare poi convulso, dove trova posto comunque la melodia efficacemente espressa dalla
voce di Peter Nicholls flessuosa e accattivante come non mai.
Appassionata e commovente è invece la successiva One Fatal Mistake, un piccolo capolavoro
per chi sa ancora emozionarsi con la musica, per chi con le note riesce ancora a volare su
in alto fino a raggiungere le stelle sulle ali del sogno.
Seguono Ryker Skies e The Province dove la coesione dei musicisti raggiunge livelli molto
alti concretizzandosi in una grande, granitica compattezza sonora.
Degna chiusura di un album memorabile (almeno a giudizio del sottoscritto) la stupenda
Closer, semplicemente da brivido; ascoltare per credere.
Lunga vita la prog; grandi IQ !
Moreno Lenzi
Moreno
Lenzi
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