ROSIGNANO SOLVAY (LIVORNO) 23 APRILE 2002
Tanti sono i ricordi che evoca il nome di Steve Hackett, mitico componente dei Genesis degli anni doro; era lui infatti la magica chitarra di tanti ottimi album rimasti nella leggenda del rock, protagonista di un indimenticabile concerto a Tirrenia alla festa nazionale dellUnità in unestate di tanti anni fa.
Successivamente alla sua uscita dal gruppo ha prodotto anche album solisti di alterne fortune, ma sempre di discreto livello dei quali lultimo che mi è capitato di ascoltare è stato il quadruplo "Live archive 70,80,90 dove sono raccolte le più belle pagine di tre decenni della sua musica.
Il manifesto che pubblicizzava il concerto al Teatro Solvay di Rosignano (Livorno) rappresentava un invito troppo ghiotto per essere perso ed ho deciso di non lasciarmi sfuggire loccasione.
La platea era composta nella sua quasi totalità da vecchi appassionati, per cui letà media dei presenti superava senza problemi la quarantina; dopo quasi mezzora di attesa oltre lorario di inizio previsto eccolo apparire sul palco insieme al fratello John al flauto ed al tastierista Roger King.
Linizio ci ha proposto una "Horizon" ancora capace di far provare i brividi di un volta poi via via il concerto, pur dando ampia dimostrazione di bravura dei due fratelli Hackett (un po più in sordina il tastierista King) che con i loro virtuosismi hanno certamente fatto la gioia degli spettatori amanti del classico, si è un po appiattito su virtuosismi dalle sonorità sempre uguali ravvivate solo da brevissime fiammate di brani dei Genesis ovviamente più conosciuti e maggiormente apprezzati.
Nel complesso però una monotonia che alla lunga ha stancato; la capacità e la tecnica non hanno deluso nessuno, ma la musica proposta, che spaziava da ballate dal vago sapore medioevale a pezzi di classica pura, ha provocato non pochi sbadigli.
La prima vittima della noia è fuggito dopo neanche unora, altri hanno resistito più a lungo, ma specialmente dalle ultime file molti hanno abbandonato la platea senza neanche vedere un bis nel quale la speranza di ascoltare un altro pezzo famoso che risollevasse un po lo spirito è miseramente andata delusa dallesecuzione di un altro brano monocorde come i precedenti.
Il nuovo progetto di Steve Hackett è senzaltro lodevole per la ricerca di nuove sonorità più classicheggianti rispetto ai suoi trascorsi legati al rock, ma questa inversione troppo netta e brusca lascia perplesso un pubblico che lo ama ancora per il suo repertorio più legato i suoi vecchi cavalli di battaglia in versione elettrica certamente meno soporifera. (A.V.)