BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

Cecina 22 Agosto 2003

Sono ormai svariati anni che sulla piazza della nostra città non si presenta un nome di rilievo del panorama rock italiano o straniero; dopo la poderosa fiammata costituita dalle presenze nientemeno che dei mitici Pink Floyd e di Bob Dylan seguiti più tardi dai Marillion, si può dire che a Livorno non si è più assistito a niente di importante.

Anche stavolta per vedere un concerto degno di rilievo abbiamo dovutoemigrare nella vicina Cecina, dove nell’ambito del 1° Festival SummerBeat era in cartellone il Banco del Mutuo Soccorso.

Gruppo storico del panorama del rock italiano dei primi anni 70, il Banco si contraddistinse all’epoca per la sua capacità di proporre musica diversa fatta in maniera diversa; un incontro tra blues, esperienza sinfonica dell’800, letture che diventavano musica, che diventavano racconto, dove oltre alle sonorità si privilegiava anche la qualità dei testi, attribuendo a questi un ruolo differente dal solito.

Durante questo periodo il gruppo sfornò la sua prima produzione: tre lp di altissimo livello, album che sono rimasti nella storia del rock italiano, dischi obbligatori per gli appassionati del progressive di casa nostra.

Insieme alla Premiata Forneria Marconi il Banco ha rappresentato la massima espressione della produzione musicale italiana, trovando ampi consensi anche al di fuori dei nostri confini, con numerosi concerti anche in America ed in Giappone.

La prima volta che ebbi modo di ascoltarli dal vivo fu in una mini discoteca di Via Paoli, ora demolita, non ricordo se all’epoca si chiamasse Papiro (poiché frequentata dagli universitari livornesi) o Taco Paco.

Il palco era ridotto ai minimi termini e mi rivedo ancora appiccicato alle spalle di Vittorio Nocenzi, tastierista del gruppo, che malmenava un trasformatore del suo strumento che difettava nei contatti.

Da un po’ di tempo avevo perso di vista il Banco e sono rimasto sorpreso quando al botteghino, alla lettura di un pieghevole di presentazione del concerto, ho appreso della defezione di tre dei membro del gruppo originario, ma non ho disperato poiché i tre superstiti erano pur sempre una valida garanzia.

Il palco era allestito all’interno del parco di Villa Guerrazzi a Cecina in una degna cornice in mezzo al verde con gli spalti gremiti al limite della loro capienza, segno che il gruppo aveva saputo mantenere inalterato il suo fascino anche a distanza di trent’anni: quattrocento anime attendevano con ansia che da dietro al fondale nero su cui campeggiavano le iniziali del gruppo a grossi caratteri rossi uscissero finalmente i pionieri del rock nostrano.

Il concerto si è snodato principalmente sui primi tre album, i più belli, e già dagli inizi, vedi il brano " La conquista della posizione eretta", si è capito che gli anni erano passati, ma la vena e la freschezza erano quelle dei vecchi tempi: Francesco Di Giacomo aveva sempre la stessa voce melodiosa, Vittorio Nocenzi era ancora l’anima trascinante e Rodolfo Maltese spaziava tra virtuosi arpeggi e assoli taglienti e trascinanti.

Si è proseguito poi con il leggero e avvolgente suono delle tastiere ne "La danza dei grandi rettili" altro classico che non poteva mancare in una scaletta in cui hanno fatto la parte del leone i tutti i pezzi migliori eseguiti alternando momenti lievi ad altri di puro vigore, la primitiva vena del Banco è tornata prepotentemente a galla ed il pubblico ha subito risposto con entusiasmo lasciandosi trascinare affascinato e partecipe lungo un percorso che ha così visto il gruppo sciorinare via via tutto il meglio del proprio repertorio dai mitici successi degli esordi fino ai successi degli anni ottanta "Canto di Primavera" e "Moby Dick": la macchina del tempo su cui il Banco è sembrato salire ha consentito loro di riappropriarsi del periodo migliore della loro storia.

Il Banco anche dopo svariati lustri ha conservato nella sua esibizione quella verve innovativa che seppe portarli alla ribalta; Vittorio Nocenzi ha ricreato alla tastiera le magiche atmosfere che resero grande il primo album, ha saputo fondere la spinta rock a sonorità classiche con gusto e personalità; Rodolfo Maltese con i suoi suggestivi arpeggi classicheggianti e trascinanti parti soliste ci ha riportato ad antiche emozioni.

Francesco Di Giacomo, non ha perso niente delle sue grandi caratteristiche vocali, con quel suo tono così particolare da farne una delle più belle voci del prog italiano, ha saputo come sempre rapire il pubblico anche con la sua semplicità di personaggio schivo e mai protagonista che sembra capitato sul palco per caso; era anche il suo compleanno e Vittorio Nocenzi si è divertito a rendere pubblica la ricorrenza sapendo che la cosa lo avrebbe infastidito non poco.

Di rilevo la presenza del giovane Filippo Marcheggiani alla chitarra, il quale si è validamente alternato con Rodolfo Maltese; anche i nuovi, Tiziano Ricci al basso e Maurizio Masi batterista puntuale e preciso, hanno validamente fatto la loro parte all’interno della formazione.

Quindi dopo più di un’ora e mezza di vera goduria musicale, si è giunti alla fine della parte tradizionale del concerto: il pubblico tutto in piedi applaude, urla finché il Banco riappare per il bis attaccando uno dei grandi classici: dall’LP Darwin "750.000 anni fa l’amore", dove la voce di Francesco e il piano elettrico di Vittorio hanno veramente fatto venire la pelle d’oca ai presenti per la loro passionalità e calore in un duetto di grande impatto sinfonico; "infiniti !" è stato il grido di apprezzamento di una ragazza che rotto religioso silenzio che accompagnava l’esecuzione.

Il momento più toccante del concerto però, a mio avviso, è stato raggiunto con l’esecuzione di una bellissima versione extended play di "Non mi rompete", altri undici minuti di estasi nel tripudio generale.

Dopo due ore la macchina del tempo di fermava e il palco, verso cui si era lanciato il pubblico in delirio, ci restituiva il gruppo nella sua versione "terrestre", Il Banco è una formazione che ancora oggi viaggia su un binario vivo non morto; per loro è sempre "Canto di Primavera" una primavera di fiori forti, di campo, di quelli difficili da strappare dal terreno così come loro, perciò il rock italiano può ancora validamente contare su uno dei suoi miti.

A. Voglini

 

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                                                     banco cecina 1.jpg (23010 byte)  Foto By Tino

 

 

 

   DISCOGRAFIA B.M.S.  Banco in Concerto nel 2001

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