CONCERTO JETHRO TULL

FIRENZE FORTEZZA DA BASSO 15/7/2010

 

40 anni e non sentirli: nella intima e suggestiva cornice della Fortezza da Basso di Firenze  non potevo perdermi il concerto dei Jethro Tull del pifferaio magico Ian Anderson nel tour celebrativo dei quaranta anni di una lunga carriera vissuta sui palchi di tutto il mondo.

Un loro precedente concerto a Sesto Fiorentino di qualche anno fa, lontanissimo dal palco, l’avevo vissuto con un po’ di distacco, ma adesso conquistata una posizione nei primissimi posti potevo finalmente gustarmi appieno l’evento.

L’inizio con “Nothing is easy” entra subito nel vivo, ed appare già fin dalle prime battute che il gruppo è in gran forma, voglioso di concedersi ad una platea gremita, con uno Ian Anderson capace di imprimere nel suo flauto la stessa grinta ed intensità con cui tanti suonano la chitarra.

Uno dopo l’altro vengono eseguiti i brani che hanno segnato il cammino del gruppo e, quando arrivano le prime note di “Thick as a brick”,  il pubblico esplode e gli applausi dei fans più “maturi” si fondono con quelli dei più giovani in una ovazione senza tempo.

Ian è ancota l’illuminato menestrello che unisce stile e tecnica, mixando folk e progressive in una magica miscela d’autore.

Avrei voluto ascoltare anche “Living in the past”, uno dei miei brani preferiti, ma non si può essere troppo pretenziosi:  qualunque sia la scaletta proposta  il risultato è assicurato.

Il fido Martin Barre alla chitarra, l’altro superstite della formazione originaria, ha avuto la sua parte di gloria alternando assoli graffianti ad eleganti fraseggi, oltre ad un pirotecnico duetto con Ian a colpi di flauto e chitarra.   Ottima anche la performance dei protagonisti della sezione ritmica basso e batteria, così come impeccabili sono state le tastiere.

 

Ancor oggi, a quarant’anni dall’esordio al mitico festival dell’Isola di Wight,  smessa la palandrana a quadri e senza ormai più la fluente chioma rossa di un tempo Ian Anderson incarna da solo i Jethro Tull e possiede una carica che ne fa un artista capace di incantare il pubblico e fargli trattenere il fiato fino all’ultima nota del bis, laddove stavolta ha mandato in delirio i presenti con una grande esecuzione di “Locomotive breath” .

Un concerto tutto da ascoltare e godere dove abbiamo  potuto vivere emozioni profonde. Un solo rammarico:  a differenza dei “fratelli del ritmo” che si sono subito pazientemente concessi ai tantissimi cacciatori di autografi, Ian non ha voluto premiare con la sua preziosa firma neanche la dozzina di “incalliti” (tra cui il sottoscritto) che lo avevano aspettato per oltre un’ora con i loro preziosi lp e cimeli vari. Peccato. 

Grande Ian, grandi Jethro: 40 anni di carriera e non sentirli. 

                                                                                                                                     Alberto Voglini

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