MARILLION IN CONCERTO  LUCCA 15 SETTEMBRE 2001

 

Per me che ho conosciuto tardi i Marillion, ovverosia con l’ingresso nella formazione di Steve Hogart, il loro concerto di Lucca, già annullato a giugno per problemi di burocrazia politica e riproposto grazie alla disponibilità del gruppo a metà settembre, era appuntamento imperdibile.

Per gli amici della sezione musica, invece, la defezione del vecchio carismatico cantante Fish dava scarse motivazioni ad intervenire allo spettacolo che a loro detta perdeva di fascino.

Premetto di aver ascoltato poche cose dei vecchi Marillion e, pur riconoscendo in Fish un ottimo cantante, trovo nel più "sanguigno" Hogart un altrettanto valido interprete della musica del gruppo.

Comunque, pur abbandonato dai patiti delle spedizioni ai concerti, ho deciso di non perdere un’occasione troppo ghiotta e di andare anche da solo a vedere data la breve distanza (ed il prezzo ragionevole) il concerto del 15 settembre.

Mi presentavo con largo anticipo all’ingresso per cercare di conquistare un posto sotto il palco e dopo un’ abbondante ora di fila ci spalancavano le porte di accesso al Cortile degli Svizzeri; dopo breve rincorsa mi imbattevo nientemeno che in Steve Rothery che faceva capolino da una porta e che subito assalivo alla caccia di un autografo che mi rilasciava con inattesa cordialità e simpatia proprio sulla copertina del loro ultimo cd che mi ero portato dietro sperando in una occasione del genere.

Serata stupenda, con palco situato in un suggestivo cortile all’interno del Palazzo della Provincia e tutti in piedi in attesa sotto le stelle.

Finalmente la band sale sul palco e parte subito in quarta con Between you and me, brano di apertura di "Anoraknophobia", loro ultimo album.

Infagottato in un giubbotto chiaro e con uno strumento musicale simile ad una mazza da cricket, Hogart parte subito con la sua voce carica di grinta, anche se tarda ad infiammare come di consueto la platea; evidentemente aveva bisogno di scaldarsi anche lui perché, ultimati i primi brani e tolto l’ingombrante giubbotto, è tornato il personaggio già apprezzato dal vivo nel concerto di Cascina 1992 ed a quello di Milano 1989, in video.

Il pubblico, pur non in numero da stadio, ha cominciato a partecipare ed i Marillion non si sono certo risparmiati cominciando a sciorinare i brani migliori della gestione Hogart, degli album da Season End fino al suddetto Anoraknophobia; i brani del vecchio repertorio sono stati volutamente ridotti ai minimi termini perchè ormai il gruppo vanta una sua completa autonomia dai vecchi brani ed è in grado di proporre ottima musica, in particolare nelle esibizioni live, anche senza pescare nel passato.

Parte del pubblico però, come gli amici già citati, è rimasto legato ai vecchi successi e non ha mancato di stupire lo stesso Hogart che ad un certo punto si è seduto davanti alla batteria smettendo di cantare e lasciando alla platea l’onere di condurre in coro gran parte di Sugar Mice, ammirato da tanta partecipazione e dalla conoscenza a memoria dell’intero pezzo.

Al termine del brano una voce si è levata dal pubblico chiedendo a squarciagola Fugazi:

la reazione di Hogart è stata tanto imprevista quanto scocciata: ha lanciato in direzione dell’autore di quella per lui inopportuna richiesta una bottiglietta di plastica, sfidando chiunque ad una analoga ulteriore richiesta con altra bottiglietta alla mano, come a dire: "Adesso il cantante e l’autore dei pezzi dei Marillion sono io e si eseguono le mie canzoni!"

E’ seguita pertanto al posto di quanto richiesto la bellissima Esther e sicuramente non ci abbiamo rimesso in quanto, oltre ad essere di per sé uno stupendo brano, è stato interpretato alla grande con uno Steve Rothery sempre magicamente ispirato a trarre dalla sua chitarra inconfondibili melodie e trascinanti assoli .

Sono via via seguiti altri pezzi tra cui il piatto forte dell’ultimo cd "This is the 21st century",.

fino alla conclusione dello spettacolo con l’irrinunciabile bis finale.

Ultimo atto della serata l’assalto ai camerini per la conquista degli autografi da parte degli aficionados, a cui ho partecipato riuscendo ad aggiungere a quello di Steve Rothery, precedentemente conquistato, quelli di Mark Kelly e Steve Hogart, anch’essi disponibili nonostante portassero visibilmente sui volti la fatica di due ore abbondanti di concerto in cui non si erano certo risparmiati.

Va detto che gli album dei Marillion nuova versione, tranne forse i primi 3-4, non sono mai stati completamente belli: alcuni brani lasciano sempre un po’ perplessi; è anche vero però che non mancano mai pezzi di straordinaria bellezza, che in qualche maniera riescono sempre a far apparire valido ogni album.

Questo concerto ha avuto il pregio di presentare il meglio dei loro vari album, facendo così uscire una scaletta da cui è scaturito uno spettacolo che ha sottolineato il mio pensiero sul gruppo, ovverosia che adesso i Marillion del dopo Fish brillano di luce propria. (Alberto.V.)

 

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