CAMEL – BIOGRAFIA

 

I Camel sono senza ombra di dubbio uno dei gruppi più importanti e creativi emersi dal variegato panorama del Rock anglosassone.

La loro storia ha inizio verso la fine degli anni ’60 quando in Inghilterra ed in particolare a Londra imperava il Blues Revival.

All’epoca i gruppi che proponevano questo genere di musica erano talmente tanti che oggi elencarli tutti sarebbe quello che si dice un impresa impossibile.

La caratteristica che li accomunava era quella di adottare il tipico schema in auge all’epoca basato sul cosiddetto power trio, chitarra , basso e batteria ispirandosi rigorosamente ai Cream ed ai Jimi Hendrix Experience, gruppi guida del periodo.

A questa regola non sfuggirono i Brew band nella quale militavano Andy Latimer vocalist e chitarrista di notevoli doti con profonda conoscenza della musica avendo studiato composizione, pianoforte e chitarra fin da bambino, Doug Ferguson al basso ed Andy Ward, batterista con alle spalle collaborazioni con Marc Bolan dei T. Rex.

Nonostante le credenziali di tutto rispetto i Brew non riuscirono ad emergere da quel panorama ricco e vario rappresentato dal British Blues.

Ciò accadde per motivi estranei ai meriti artistici dei tre, legati principalmente al fatto che il genere, contrariamente alla sua fragorosa entrata in scena, scomparve rapidamente dissolvendosi nel disinteresse generale.

Molti musicisti rimasero perciò spiazzati e dovettero faticare non poco per trovare una propria identità artistica; in questa situazione vennero a trovarsi pure i Brew.

 

 

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Brew: Andy Ward-Andy Latimer-Doug                               Camel: Peter Bardens-Doug Ferguson-Andy Ward-Andy Latimer.

A questo punto provvidenziale fu l’entrata in scena di Peter Bardens tastierista dal passato illustre avendo collaborato con i Them di Van Morrison, con i Village, con gli Shotgun Express di Rod Stewart e Peter Green, il quale nel 1971 si unisce ai Brew.

Dopo un breve periodo di attività come gruppo accompagnatore di Philip Goodhand-Tait i Brew decidono di cambiare nome in Camel e di intraprendere una avventura che li traghetterà di li a poco nella leggenda.

La band così composta propone un sound non particolarmente sconvolgente ma pregevole e sicuro tanto che i Camel riescono a farsi notare e ad ottenere un contratto discografico con l’etichetta MCA.

Nel 1973 esce il loro primo album dal titolo omonimo nel quale risulta evidente la volontà dei quattro musicisti di ritagliarsi una dimensione artistica personale e di tutto rispetto.

Al contrario di molti gruppi del periodo Latimer e compagni non si perdono nella pura sperimentazione fine a se stessa né nella sterile ricerca sonora, terreni questi certamente più consoni a genialoidi musicisti del calibro di Robert Fripp, Brian Eno o Peter Hammill, forse gli unici in grado di regalare grandi emozioni con le loro ardite alchimie sonore.

L’ispirazione porta invece i Camel verso l’uso di "mezzi comuni" ed accessibili a tutti per ottenere un prodotto musicale diverso ma comprensibile.

Il risultato è un album in parte immaturo ed incerto ma che contiene già in embrione i caratteri somatici di quello che sarà il "suono Camel".

Il lavoro vede emergere prepotentemente le forti personalità artistiche di Latimer e Bardens i quali tra l’altro compongono tutto il materiale.

Ben presto la formazione comincia a riscuotere un particolare interesse presso una piccola ma attenta schiera di estimatori ed arriva ad incidere il secondo album per l’etichetta alternativa della Decca , la Gama/Deram, dal titolo Mirage.

Ricordato da tutti i fans del gruppo come l’album delle sigarette camel (la copertina presenta un disegno identico a quello del pacchetto) Mirage è decisamente più maturo del predecessore e contiene due mini suites, Nimrodel e Lady Fantasy, di eccezionale fattura, ricche di pregevoli spunti melodici e suggestive immagini sonore splendidamente cesellate dai suoni delle chitarre e delle tastiere.

La coesione e l’affiatamento tra i quattro musicisti sono perfetti tanto che questa felice condizione artistica consente a Latimer, Bardens, Ward e Ferguson di partorire il primo capolavoro della loro carriera, The Snow Goose, terzo album del gruppo che vede la luce nel 1975.

Con questo lavoro si accentua la personalità dei Camel i quali, rielaborando le suggestive e originali sonorità di Canterbury, riescono a mettere a punto un sound molto personale le cui tematiche si basano spesso su concept di ispirazione storico-fantasy.

The Snow Goose, ispirandosi ad un racconto dello scrittore Paul Gallico, narra le vicende di un oca e del suo padrone, un solitario guardiano del faro, che assistono impotenti e stupiti alla disfatta delle truppe inglesi e francesi a Dunkerque.

Il disco è quasi interamente strumentale e benché composto da un'unica suite di oltre 40 minuti divisa in più parti, riscuote un inaspettato successo di vendite sia in Gran Bretagna che negli States e proietta i Camel verso la notorietà.

Purtroppo come spesso accade nel controverso mondo del Rock, paradossalmente il successo porta malumori ed incomprensioni tra i quattro musicisti.

Il gruppo comincia ad accusare il primo momento di crisi che però viene provvisoriamente superato grazie all’entusiasmo del pubblico presente alle loro numerose apparizioni live in lungo ed in largo per l’Europa e per gli States.

 

Il duro impegno che deriva dall’affrontare lunghe tournee non impedisce al gruppo di entrare in sala di incisione e registrare il quarto album, Moomadness, che fa la sua apparizione nei negozi nel 1976.

Più immediato e di più facile fruizione del precedente, Moonmadness mantiene comunque la magia sonora che contraddistingue il sound della band ormai avviata verso una originalità espressiva tale da rendere facilmente identificabile il "marchio" Camel al primo ascolto.

Anche in questo caso Latimer e Bardens firmano tutti i brani dimostrando di essere una delle coppie artisticamente più ispirate del momento e di conseguenza degne della massima attenzione.

Da segnalare la stupenda Chord Changes, il mistico incedere di Spirit Of The Water, l’atmosfera impalpabile e rarefatta di Airborn e l’emozionante strumentale Lunar Sea.

Pure con questa incisione i Camel riescono ad ottenere un successo pari al precedente The Snow Goose, ma la crisi interna tra i musicisti riaffiora inesorabilmente e miete la prima vittima.

Il bassista Doug Ferguson decide di abbandonare il gruppo.

Gli impegni presi per promuovere l’album attraverso una serie di concerti obbligano di fatto i Camel a trovare nell’immediato un valido sostituto.

 

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Peter Bardens-Andy Latimer-Andy Ward-Doug Ferguson-Mel Collins.                             Richard Sinclair-Andy Ward-Peter Bardens-Andy Latimer-Mel Collins

Il posto viene offerto a Richard Sinclair le cui credenziali sono di tutto rispetto; a soli quattordici anni suonava gia con estrema disinvoltura il banjo, la chitarra, il violino ed il basso.

La sua carriera professionale iniziò il giorno in cui ebbe la fortuna di conoscere Hugh Hopper, uno tra i più preparati ed abili bassisti dell’epoca, Canterburiano doc e membro dei Wilde Flowers, gruppo basilare nel quale si è evoluta tutta una generazione di musicisti.

Successivamente Hopper e Sinclair divengono i bassisti delle due formazioni più importanti e significative della scuola di Canterbury, rispettivamente dei Soft Machine il primo e dei Caravan il secondo.

Dopo una manciata di album capolavoro con il gruppo, Richard Sinclair lascia i Caravan per dar vita ad un'altra band "canterburiana" dal curioso nome Hatfield And The North che dopo due significative prove discografiche si scioglie lasciandolo libero di collaborare con i Camel.

Stimolato dalla proposta decide di lanciarsi nell’avventura e prende contatto con Latimer e compagni.

Dopo un breve ma intenso "rodaggio" on stage il gruppo ha pronto il materiale necessario per affrontare un'altra prova discografica.

E’ il 1977 quando esce nei negozi il capolavoro Rain Dance, prima incisione della formazione rinnovata che si avvale anche della collaborazione del sassofonista /flautista Mel Collins il quale vanta esperienze con Eric Clapton , Alvin Lee e King Crimson e della partecipazione straordinaria di Brian Eno ai "congegni" elettronici.

Tutti i brani che si ascoltano nell’album sono degli autentici gioielli in cui trovano posto originali fraseggi melodici supportati da una ritmica dal sapore delicatamente jazzato.

Questa apparente contrapposizione contribuisce a creare una atmosfera densa di autentica emozione dove gli strumenti sembrano in diretto contatto con l’anima, suonati con il cuore.

Brani come l’iniziale First Light, straordinariamente solare, o Metrognome e One Of These Days I’ll Get An Early Night danno l’esatta misura della maturità raggiunta dai quattro musicisti.

Tell Me ed Elke mostrano i Camel alle prese con atmosfere più intimiste e per certi versi dense di quella profonda riflessione che è tipica dei grandi eventi.

Prosegue senza sosta l’attività live dei Camel certamente più congeniale, se ciò è possibile, ai componenti del gruppo pervasi da un inesauribile entusiasmo

Il 1978 è l’anno dell’immancabile doppio album dal vivo intitolato semplicemente A Live Record.

Vengono pertanto immortalati su vinile i concerti tenuti dal gruppo all’Hammersmith Odeon di Londra durante una tournee del 1977, al Marquee nel 1974 ed alla Royal Albert Hall nel 1975 dove eseguono per intero la suite The Snow Goose accompagnati dalla London Symphony Orchestra diretta da David Bedford.

Dopo l’esperienza live Peter Bardens, uno dei membri fondatori dei Camel nonché anima ispiratrice del gruppo insieme a Andy Latimer, inizia a dare segni di insofferenza.

Registrerà assieme ai compagni il successivo Breathless, sempre nel 1978, ed appena finiti i lavori abbandonerà il gruppo che si troverà così a dover affrontare un altro momento difficile e decisivo per il proprio futuro.

Breathless è comunque un altro capolavoro e non risente affatto del clima conflittuale nel quale è stato concepito.

Brani come The Sleeper o Dawn In The Farm di Richard Sinclair sono semplicemente un meraviglioso esempio di arte contemporanea con i segni evidenti dell’influenza della scuola di Canterbury.

Summer Lightning composto a quattro mani dalla coppia Latimer-Sinclair è senza ombra di dubbio uno degli episodi più significativi del disco arricchito da un assolo di chitarra di rara bellezza ed intensità mentre spetta ad Echoes lo scettro di miglior brano dell’album.

A questo punto però l’imperativo è rimpiazzare Peter Bardens.

Impresa non facile dato che Bardens, bensì non possa considerarsi un virtuoso dello strumento, possiede uno stile molto particolare sicuramente diretto corresponsabile del tipico sound dei Camel.

La scelta cade su due tastieristi, David Sinclair cugino di Richard e Jan Schelhaas.

Il primo è un musicista dal curriculum portentoso avendo suonato con i Wilde Flowers, i Soft Machine, i Matching Mole, i Caravan e col gruppo Hatfield And The North, mentre Jan Schelhaas dopo diverse collaborazioni con gruppi minori approda come tastierista negli stessi Caravan.

Il cambio di formazione apporta ovviamente diverse novità, prima tra tutte l’inedito impiego di due tastiere ma la più importante, dal punto di vista artistico, è quella che vede contrapporsi due scuole tipicamente inglesi e al contempo molto diverse tra loro, l’English Blues (Andy Latimer e Andy Ward) ed il magico "Sound di Canterbury" (i cugini Sinclair e Jan Schelhaas) a cui va aggiunto il fantasioso apporto di Mel Collins ai fiati.

 

 

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La formazione dei CAMEL nel 1978

Questa caratteristica aveva gia dato ottimi risultati negli album Rain Dance e Breathless ed ora, almeno in teoria, con l’arrivo dei nuovi "canterburiani" dovrebbe avere connotati ancora più intensi e definiti.

Purtroppo non sapremo mai cosa sarebbero stati capaci di produrre i Camel con questa formazione, infatti il gruppo così composto ha vita breve e non riuscirà a registrare neanche un album a causa della defezione dei due cugini Sinclair.

Una storia infinita di fuoriuscite e di rimpiazzi tipica di molti gruppi Rock.

Il bassista Colin Bass ed il tastierista Kit Watkins, ambedue ex Happy The Man, sono le nuove reclute alla corte dei Camel.

 

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 La formazione dei CAMEL di I CAN SEE YOUR HOUSE FROM HERE del 1978

 

Dopo l’immancabile "apprendistato" in giro per il mondo a suonare davanti ad un pubblico forse sempre meno numeroso ma sicuramente più entusiasta ed esigente (una sorta di selezione naturale) i nuovi Camel pubblicano il loro ottavo album.

I Can SeeYour House From Here è il titolo del lavoro registrato da questa formazione ed uscito nel 1979.

Pur non raggiungendo i livelli delle precedenti incisioni esso si colloca in una posizione più che dignitosa mantenendo pertanto inalterato il sound con cui la band è solita esprimersi.

La direzione musicale vira comunque verso lidi dal vago sapore sinfonico-classicheggiante ben caratterizzati dall’elegante arrangiamento di brani quali Survival e Hymn To Her.

Non poteva mancare anche qui il capolavoro.

L’album contiene in appendice un emozionante pezzo strumentale composto da Andy Latimer della durata di oltre dieci minuti dal suggestivo titolo di Ice che chiude in bellezza il disco lasciando ben sperare per il futuro.

Da qui in avanti, quasi completamente ignorati dalla "kritika" specializzata (?) troppo impegnata a rincorrere il vuoto creativo della crescente moda disco-dance, per i Camel si aprirà un periodo estremamente difficile.

A differenza di altri grandi gruppi Romantico-Progressive (vedi Genesis su tutti) convertitesi fin troppo in fretta ad un insipido pop da classifica, i "nostri" decidono di percorrere la strada della coerenza e della dignità artistica.

Una scelta questa che di fatto li relega in un microcosmo dove le difficoltà non riescono, per ovvie ragioni di sopravvivenza economica, ad essere compensate dalle soddisfazioni e dai riconoscimenti loro tributati da un piccolo ma attento manipolo di appassionati di musica.

In questo clima avverso i Camel partoriscono uno dei migliori dischi di tutta la loro carriera, Nude, album concept ispirato ad una vicenda realmente accaduta ed ambientata nel trentennio 1942-1972.

Il protagonista della storia è un soldato giapponese, Nude, al quale Susan Hoover, da ora in poi stretta collaboratrice di Andy Latimer ai testi, ha voluto dare il "romantico" ruolo di uomo dai profondi valori.

Ben presto i suoi sentimenti e le sue convinzioni sono messi a dura prova da una realtà che si mostra troppo invadente e distante da quel mondo che per Nude si è fermato e cristallizzato nella rassicurante calma del "suo" pezzetto di terra in mezzo all’oceano.

Sperdutosi durante il secondo conflitto mondiale su un isola del Pacifico, credendo di essere ancora in guerra, smarrisce completamente la cognizione del tempo e rifiuta ogni contatto umano almeno fino a quando alcuni individui non riusciranno a convincerlo a tornare nel cosiddetto mondo civilizzato, dopo 30 anni, sfruttando però l’evento e la sua persona per arricchirsi.

Ma Nude ben presto capisce e decide di non stare più al gioco, così la storia si chiude, tra le struggenti e poetiche trame sonore di Latimer e compagni, come in un delicato affresco naif :

"……………………….e l’ultima volta che videro Nude fu nel 1972 poco prima che lasciasse in tutta segretezza il porto.

Era insieme a poche fidate persone ed i giornali, oltre a menzionare il perpetuarsi dei conflitti asiatici, americani ed irlandesi, scrissero una breve colonna sulla scomparsa di colui che non volle vivere nel mondo civilizzato…………………".

Musicalmente questo lavoro dei Camel del 1981si presenta come un'unica suite divisa in sottotitoli dove le atmosfere e le partiture strumentali si alternano sapientemente grazie alla stupefacente vena compositiva di Latimer che sembra non avere mai fine.

Oltre ai musicisti presenti nel precedente album danno qui il loro contributo Duncan Mackay ex 10cc alle tastiere, Mel Collins ai fiati, Herbie Flowers alla tuba, Gasper Lawal alle percussioni.

Il 1981 è anche l’anno delle celebrazioni per i Camel ed il mondo della musica torna in qualche modo ad interessarsi concretamente di loro.

Il gruppo verrà infatti festeggiato per il decimo anno di ininterrotta attività ricevendo in premio il disco d’oro per le vendite di The Snow Goose.

La loro etichetta discografica pubblicherà per l’occasione un album antologico dal titolo Chameleon – The Best Of Camel.

Purtroppo dopo questo breve ma intenso periodo ricco di soddisfazioni e riconoscimenti i Camel sono nuovamente investiti, e con maggior forza di prima, dal disimpegno dance che caratterizzerà tutti gli anni ’80 e parte dei’90.

Verranno così trascinati insieme ad altri musicisti "coraggiosi" in una sorta di limbo artistico dove potranno esprimere liberamente le loro indubbie qualità musicali, privo però di quelle risorse economiche necessarie per sopravvivere.

Questa scelta lascerà Andy Latimer da solo a proseguire il viaggio, anche il vecchio e fido compagno di avventure Andy Ward decide di abbandonare il gruppo.

Così i Camel da gruppo vero e proprio quale erano diventano da qui in avanti più propriamente un "collettivo" di musicisti che gravitano attorno alla figura centrale del polistrumentista-compositore-cantante Andy Latimer.

Il disco che esce nel 1982 non a caso porta il titolo di The Single Factor e vede Latimer, compositore di tutto il materiale, muoversi abilmente tra canto, chitarre, pianoforte, tastiere, basso, mellotron, moog, flauti conquistandosi un posto di tutto rilievo tra i grandi della musica rock.

L’album composto da undici brani è discontinuo, si alternano infatti episodi non troppo felici come Easy Answer o You Are The One a brani di rara e certosina intensità come Selva e Lullabye sfiorando persino il capolavoro con la finale End Peace.

Molti amici hanno collaborato con Latimer per il completamento di The Single Factor, tra questi Simon Philips, Dave Mattacks e Graham Jarvis alla batteria, David Paton al basso, Chriss Rainbow al canto, il redivivo Peter Bardens alle tastiere, Francis Monckman all’harpsicord, Tristan Fry alle glockenspeil ed infine l’ex genesis Anthony Phillips alla chitarra.

Forse consapevole di aver compiuto un mezzo passo falso Latimer si prende una pausa di oltre due anni prima di realizzare un nuovo lavoro.

Chiamati attorno a sé due nuovi musicisti, il batterista Paul Burgess ed il tastierista Ton Scherpenzeel ex Kayak, e confermando David Paton al basso e Chriss Rainbow come cantante, i rinnovati Camel incidono nel 1984 un disco in formato LP e CD (per la cronaca uno dei primi CD di questo genere musicale ad essere messi in commercio) destinato a passare alla storia come uno dei migliori album di rock romantico di tutti i tempi.

Stationary Traveller, questo il titolo, non solo è un capolavoro, siamo di fronte infatti ad uno di quei rarissimi esempi di musica fuori dalle restrizioni imposte dal tempo che risulta per questo ancora oggi, a17 anni di distanza, di grande attualità.

Ogni canzone del disco è una gemma preziosa che brilla di luce propria capace però di illuminarsi in maniera esponenziale ogni volta che viene a stretto contatto "armonico" con le altre.

Difficile restare indifferenti di fronte alla profonda malinconia della breve After Words o della romantica Long Goodbye e come non emozionarsi all’ascolto della superba title track ?

Una storia di illusioni, sogni, amori vissuti in una Berlino ancora divisa dal muro dove i Vopos, dall’alto delle loro torri, tengono tutto sotto controllo.

La contrapposizione di due diverse civiltà costruite intorno a concetti diametralmente opposti di organizzazione della società, ed il muro con i suoi guardiani è lì, alto ed impenetrabile, ad infrangere ogni speranza.

Nonostante l’ostracismo della kritika più cieca e sorda inaspettatamente l’album ottiene non pochi riconoscimenti e tutti assai entusiasti.

Sulle riviste specializzate più attente e meno "faziose" si grida al capolavoro proclamando Stationary Traveller miglior album dell’anno.

Gli alti riconoscimenti tributati ai Camel dalla stampa specializzata ed in parte anche da quel pubblico che fino ad adesso li aveva praticamente ignorati non sono però sufficienti al gruppo per poter mantenere quell’autonomia tale da consentirne il proseguimento artistico al di fuori del compromesso.

A questo punto Andy Latimer decide di sospendere l’attività e di sciogliere i Camel.

Nel 1985 uscirà postumo un album live dal titolo Pressure Point registrato durante un memorabile concerto tenutosi l’undici maggio del 1984 all’Hammersmith di Londra davanti ad un pubblico entusiasta dove i musicisti danno ancora una volta prova esemplare della loro elevata preparazione tecnico strumentale e della loro grande sensibilità artistica.

Lo scioglimento del gruppo sarà rimpianto a lungo dai fans e dagli appassionati.

Non basteranno le raccolte uscite rispettivamente nel 1985 (Camel-The Collection e A Compact Compilation) e nel 1990 (Landscapes) a riempire un vuoto per certi versi incolmabile.

Comunque il contributo dei Camel al mondo delle sette note è stato così rilevante tanto da essere raccolto fino ad adesso da un gran numero di musicisti i quali hanno tratto ispirazione dalle loro composizioni per tracciare il proprio percorso artistico.

Dopo otto anni, e precisamente nel 1992, nei negozi specializzati si nota tra gli scaffali un CD con la copertina in bianco e nero dove figura la foto di un bambino che sembra attendere qualcuno in un luogo semideserto.

In alto a destra due piccole scritte: Camel – Dust And Dreams.

A dire il vero gia da tempo circolavano voci negli ambienti più attenti e informati circa un ritorno alla ribalta dei Camel.

Come avrebbe infatti potuto abbandonare definitivamente il mondo della musica un artista poliedrico e geniale dello stampo di Andy Latimer ?

Il ritorno è stato possibile proprio grazie alla caparbietà ed al grande e sincero amore per la musica dell’indimenticato leader.

Poco incline al compromesso con le major Latimer negli otto anni di assenza dalle scene riesce a mettere in atto un suo vecchio progetto, raggiungere una certa indipendenza dal mondo delle case discografiche con le sue storture ed imposizioni.

Nasce in questo modo la Camel Productions etichetta discografica indipendente voluta fortemente da Latimer la quale, appena in grado di operare, produce e distribuisce il nuovo album.

In Dust And Dreams Latimer non solo suona gran parte degli strumenti e si occupa delle parti cantate, compone il materiale e cura gli arrangiamenti ma veste anche i panni del produttore e del tecnico del suono curando in tal modo pure quegli aspetti che, soltanto in teoria, non dovrebbero influenzare l’evento sonoro.

Il risultato è un album grandioso, senza retorica o facili e gratuiti entusiasmi, un album "Camel" al cento per cento.

Detto così potrebbe anche sembrare un limite, invece Dust And Dreams possiede il DNA d.o.c. g. del gruppo riuscendo però a proporre inediti arrangiamenti, atmosfere di ampio respiro e una grande esplosione di sentimento e poesia attraverso un solo lungo brano diviso in 16 emozionanti frammenti.

Latimer è in gran forma ed il suo rinnovato entusiasmo si esprime al meglio quando imbraccia la chitarra e si cimenta in assoli allo strumento, da manuale e sinceramente ispirati.

I nuovi Camel vedono la partecipazione della solita Susan Hoover, co-autrice assieme a Latimer dei brani, di Colin Bass al basso, di Ton Scherpenzeel alle tastiere, di Paul Burgess alla batteria, di Neil Panton all’oboe, di Kim Venaas ai timpani ed all’armonica, di John Burton al corno francese, di David Paton e Mae Mc Kenna ai cori.

Un ritorno alla grande !

E si riparte con le tournee in giro per il mondo che portano il gruppo ad esibirsi di nuovo davanti ai propri fans regalando emozioni e ricevendo attestati di stima e devozione.

Da ora in poi Andy Latimer opererà negli States sua nuova patria adottiva e centro operativo della Camel Productions.

Nel 1993 escono ben due CD (di cui uno doppio) registrati dal vivo dal titolo Never Let Go e Camel On The Road 1972 autoprodotti e distribuiti naturalmente dalla Camel Productions.

Il doppio Never Let Go riassume alcune delle pagine più gloriose del gruppo proposte in una nuova veste e l’intera versione live di Dust And Dreams.

Camel On The Road 1972 propone le incisioni live di alcuni concerti tenuti dal gruppo all'epoca di Peter Bardens e rimasti fino ad adesso inediti.

Sempre nello stesso anno esce una raccolta dal titolo Echoes: The Retrospective.

Benché la reperibilità di alcuni dei nuovi CD dei Camel sia abbastanza difficoltosa, per ovvie ragioni connesse alla scelta dell’autoproduzione, il gruppo sarà sostenuto da una folta e determinata schiera di appassionati da tutto il mondo che consentirà a Latimer e compagni di continuare senza grosse difficoltà economiche per la loro strada.

Forse per lanciare la Camel Productions e forse anche per rispondere alle numerose richieste dei fans, Latimer decide di pubblicare un altra serie di CD e video di concerti.

Dietro questa spinta escono nel 1994 gli album Camel On The Road 1981 e Camel On The Road 1982 ed il video del concerto del 1984 all’Hammersmith Odeon di Londra gia edito a suo tempo in formato CD, Pressure Point.

Bisogna aspettare il 1996 per gustare una nuova incisione del gruppo.

Andy Latimer, Colin Bass, David Paton e Mickey Simmonds con l’aiuto di Mae Mc Kenna alla voce, John Xepoleas alla batteria, Neil Panton all’oboe ed al sax, John Burton al french horn, Barry Phillips al cello, Karen Bentley e Anita Stoneham ai violini incidono Harbour Of Tears.

Un omaggio alle origini irlandesi della famiglia Latimer ben evidenziato dalle bellissime musiche contenute nell’album e dai notevoli arrangiamenti orchestrali che impreziosiscono il lavoro.

Un altro album concept, un’altra storia.

La storia di Còbh Harbour, una bellissima località dell’Irlanda, un porto dalle acque profonde e per questo adatto allo scalo di navi di grossa stazza.

Quelle navi che negli anni venti portavano molti irlandesi in America in cerca di fortuna.

Un viaggio ed una meta ricchi di aspettative e speranze ma anche drammatici in quanto spesso i familiari erano costretti a restare, divisi tra la gioia ed il dolore per la partenza dei loro cari; da qui il nome dato a Còbh, Harbour Of Tears (porto delle lacrime).

Tredici brani uniti da un unico filo conduttore da ascoltarsi tutti d’un fiato e lasciarsi cullare dalla dolce malinconia delle note.

Merita un cenno particolare la conclusiva The Hour Candle (A Song For My Father) assolutamente da brivido con un Latimer che si esprime alla chitarra toccando vertici di assoluta grandezza.

Nel 1997 esce una ennesima raccolta per la collana Master Series dall’omonimo titolo.

La Camel Productions si occupa pure della ristampa in CD di molti lavori del gruppo del passato e nel 1998 pubblica il nuovo Coming Of Age, doppio CD live.

Il primo dei due CD contiene l’esecuzione di brani tratti da Moonmadness, da The Snow Goose, da Nude, da I Can See Your House From Here e da The Single Factor, l’altro la versione live integrale di Harbour Of Tears.

L’attività live prosegue così intensa tanto da far pensare ai Camel come una band che, tutto sommato, non sente più necessità di realizzare nuovi album.

In fondo tale tesi è avallata anche dal fatto che sono ormai trascorsi quasi quattro anni dalla realizzazione dell’ultimo lavoro, Harbour Of Tears, decisamente troppi anche per quei fans che sanno aspettare pazientemente.

Ma Andy Latimer ha in serbo una grande sorpresa.

La Camel Productions pubblica verso la fine del 1999 Rajaz, il nuovo CD già annunciato dallo stesso Latimer, le cui dichiarazioni descrivono l’album come un ritorno alle matrici musicali dei primi dischi.

Sicuramente il millennio non poteva iniziare meglio per i Camel.

Infatti se appare evidente che dopo la ricostituzione del 1991 i Camel abbiano realizzato due ottimi album concept dalla struttura sinfonico-classicheggiante e molti CD live, è anche vero che mancava all’appello il capolavoro.

L’uscita di Rajaz colma questo vuoto.

Andy Latimer e Colin Bass, affiancati da Dave Stewart alla batteria e rinvigoriti dal rientro in grande stile di Ton Scherpenzeel alle tastiere, incidono forse il miglior album di tutta la loro radiosa carriera.

L’album è superbo dal punto di vista dell’interpretazione, perfetto nella composizione e negli arrangiamenti; il lavoro di Latimer alle chitarre raggiunge vette di assoluto rilievo (che sia il miglior chitarrista del millennio ?).

Certamente le elucubrazioni chitarristiche di Andy, che disegnano ammalianti arabeschi sonori, contribuiscono non poco a rendere l’ascolto di questo capolavoro più che godibile ed emozionante.

Tutto è al posto giusto, grazie anche alle magiche tastiere di Scherpenzeel ed alla perfezione metrica di Stewart che suona la batteria divinamente.

Irrinunciabile pure il lavoro di Colin Bass oramai prezioso e fedele collaboratore di Latimer e in buona parte responsabile dell’ottimo risultato degli arrangiamenti.

La voce di Latimer inoltre sembra migliorare di anno in anno e mai come in questo album raggiunge una armonicità tale da rendere commoventi e da brivido tutte le songs presenti nel CD.

E così tra un emozione e l’altra scorrono le tracks, dall’iniziale Three Wishes seguita da Lost And Found e poi ancora da Rajaz e dal delicato affresco sonoro Shout fino alla abbagliante musicalità di Sahara e Lawrence che chiudono in bellezza un album che vorremmo non finisse mai.

In sostanza Rajaz è la quintessenza di quanto di meglio abbiano fatto i Camel in quasi trenta anni di onorata carriera, non un calderone ma un apposito contenitore dove con gli ingredienti di sempre viene elaborata una materia musicale in grado di sfociare in un radioso e suggestivo spettacolo di suoni e colori.

Qui le felici intuizioni di album quali Mirage, The Snow Goose, Moomadness, Rain Dance, Breathless, Nude e Stationary Traveller vengono sublimate e offerte ai posteri sotto forma di canzoni raccolte in un CD certamente tra i migliori di tutti i tempi.

Il nuovo millennio vede Latimer di nuovo alle prese con il progetto Official Bootleg e la Camel Productions pubblica la compilation Gods Of Light.

Nel 2000 parte il tour promozionale dell’album Rajaz che vede i Camel impegnati in tutto il globo, dagli Stati Uniti al Giappone, dall’Europa continentale al Regno Unito.

Il 18 settembre il gruppo ha in programma di esibirsi anche in Italia, precisamente a Torino unica data sul suolo nazionale; impossibile mancare !

Siamo partiti da Livorno in tre alle quattro del pomeriggio per arrivare tranquillamente al locale Hiroshima (dove avrebbero suonato i Camel) alle ore venti.

Il concerto sarebbe iniziato alle ore 21.30 per cui c’era tutto il tempo di mangiare qualcosa.

Dopo aver trovato nelle vicinanze una piccola ma invitante trattoria, un certo appetito (non si vive solo di musica) ci ha "obbligati"ad entrare ed ordinare qualcosa.

Con nostro enorme stupore abbiamo notato seduti ad un tavolo Andy Latimer e Colin Bass con tutto il loro entourage di musicisti e tecnici che stavano gozzovigliando allegramente.

La discrezione ha avuto la meglio sull’emozione e quindi la decisione immediata è stata quella di aspettare che finissero la cena prima di tentare un approccio (neanche fossero delle belle donne !)

Abbiamo quindi ordinato e mangiato senza togliere gli occhi di dosso dai nostri vicini di tavolo i quali, dopo aver finito di abbuffarsi con spaghetti, bistecche e patatine fritte e dopo aver bevuto del buon vino rosso in discreta quantità, hanno ordinato il cappuccino (!)……….ah, questi inglesi, ma quando impareranno le regole della buona tavola.

Si, ora è il momento buono.

Emozionati come scolaretti alle prese con i primi amori chiamiamo il cameriere mettendolo al corrente della situazione ed ordinando qualche bottiglia di buon frizzantino da offrire a Latimer e compagni nel tentativo di fare un brindisi insieme.

Esperimento riuscito in pieno; Andy si alza ("cavolo, ma quant’è alto !?" dice il mio amico Stefano) e si avvicina a noi ringraziandoci ed invitandoci al tavolo per scambiare due chiacchiere con noi.

Non chiedevamo niente di meglio, noi ultraquarantenni fans del gruppo fin dal lontano 1973.

Una memorabile bevuta, una simpatica carrellata di domande, risposte, battute, risate, opinioni, punti di vista proprio come si fa tra buoni amici di vecchia data; immancabile la richiesta, esaudita, di autografi e di foto ricordo.

Non ci credete vero ? Bene, in coda all’articolo ci sono le fotografie; non crepate di invidia, questa volta è toccato a noi per il futuro chissà ?

La gentilezza e la disponibilità, la simpatia e la semplicità di Latimer e compagni è così palpabile e ricca di umanità che non si può fare a meno di pensare ai falsi idoli di cartapesta perennemente protetti dai gorilla.

Inarrivabili e geniali dal punto di vista artistico, altrettanto ricchi di modestia dal punto di vista dei rapporti interpersonali, questo è l’identikit dei Camel.

Il saluto ed il reciproco augurio per un buon concerto chiudono questa inaspettata e fortunata parentesi che ci ha consentito di conoscere personalmente dei grandi artisti del nostro tempo.

Alle 21.30 circa inizia il concerto all’Hiroshima per l’occasione pieno come un uovo, quasi un migliaio di persone, ed è subito magia.

Non voglio volutamente dilungarmi più di tanto sull’happening sonoro, durato quasi tre ore con un meraviglioso intermezzo acustico, semplicemente perché non saprei trovare gli aggettivi adatti per descrivere la forte emozione e l’enorme carica che i musicisti vivono sul palco e sanno trasmettere con disarmante semplicità al pubblico presente.

Sicuramente un evento di quelli che restano impressi indelebilmente nell’animo delle persone.

Andy Latimer è un grande artista e chi ha avuto la fortuna di vederlo in azione "on stage" non può che condividere in pieno questa verità.

Colin Bass non è semplicemente un gregario di lusso bensì un musicista sensibile e di notevole spessore, con una spiccata passione per il suo mestiere, al di fuori di ogni ragionevole dubbio.

I Camel sono una delle più entusiasmanti realtà del momento, l’unica band non propriamente "progressive" a non aver mai tradito il progressive.

Un plauso particolare ai giovanissimi Denis Clement, batterista, e Guy Le Blanc, tastierista, musicisti sensibili e virtuosi che hanno entusiasmato i numerosi presenti con la loro prestazione.

Questa formazione incide l’album dal vivo dal titolo Live In Paris uscito di recente e che, tra l’altro, contiene un brano inedito dal titolo Slow Yourself Down.

 

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 A tavola con Andy, Colin, Denis Clement, Guy Le Blanc e company   Il sottoscritto, Stefano e Andy LatimerTorino 18 settembre 2000.

 

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 In Concerto all’Hiroshima di Torino – 18 settembre 2000

Per ulteriori informazioni:

www.camelproductions.com

 

Camel Productions

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Mtn. View, CA.

94040 USA

2001 Morenzo Lenzi  lenmor@libero.it

 

 

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