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INTRODUZIONE AL BEAT

Qualche tempo fa, mi è stata fatta una proposta molto invitante: perché non fare qualcosa nel sito dedicato alla musica degli anni sessanta?. E’ stato per me, come un lampo seguito un grosso botto: Grande! L’idea, ha rievocato in me la mia tenera età, quei "favolosi anni sessanta", dove io, prischellotto, avevo poco interesse agli avvenimenti in generale, ma curavo un'unica passione: una bicicletta rossa fiammante, regalatami dai miei genitori. L’ "inizio" con la musica lo ebbi, quando, con alcuni coetanei cominciammo a frequentare un "club" (oggi si direbbe ritrovo) formato da alcuni ragazzi "piu’ grandi" allestito appena fuori paese, in una casa abbandonata. Lo "Z 69", cosi’ si chiamava (il nome era tutto un programma). All’interno c’era di tutto: sedili di auto usati come divani, fanali che facevano da lampadine, stanze dipinte con colori sgargianti con tanto di piedate sul soffitto, riviste musicali, poster di donnine formose, ma soprattutto c’erano dischi, tanti dischi. I "Grandi" li compravano per ballare nelle feste, o semplicemente per ascoltare. Noi andavamo li’ a dare una mano, discreti, a mettere questi dischi sul piatto che attraverso casse rudimentali inondavano di musica tutte le stanze. Inconsciamente divennero familiari suoni che adesso definisco "magici", partire da Beatles, Rolling Stones, per finire all’Equipe 84, Corvi, Bisonti, ecc., che hanno accompagnato come una colonna sonora quegli anni della mia adolescenza rendendomi, a mia insaputa, partecipe di un periodo di cambiamenti radicali. Era l’epopea Beat ed io l’ho vissuta cosi. I tempi stavano cambiando (come Bob Dylan cantava), si sentiva nell’aria che qualcosa stava per accadere, qualcosa di grande, di importante e, una generazione, quella appunto dei "60, era pronta a riceverne il messaggio: nulla sarebbe stato piu’ come prima.

Questa generazione ha dato vita ad una vera e propria "rivoluzione" culturale, una battaglia contro quegli schemi che arrivavano direttamente dalle generazioni precedenti, da coloro che avevano vissuto in prima persona la guerra e che cercavano nel "boom" economico di ricucirne le ferite. La musica ha avuto la sua importanza se intesa come espressione d’arte e come forma di comunicazione di massa: ha dato infatti voce a questa nuova generazione.

Non era soltanto un nuovo modo di cantare, di vestire o di portare i capelli. Il significato è piu’ profondo, vale a dire: puntare il dito contro quello stereotipo di famiglia patriarcale che ancora esisteva, dove moralità ed etica erano molto rigide e pesavano come macigni sulla nuova cultura giovanile che stava nascendo. I giovani lottavano per la propria libertà di pensiero, di espressione, per la propria indipendenza economica. I cantanti dell’epoca, definiti "urlatori" o "romantici" in base alle loro doti, erano degli sdolcinati fruitori di rime baciate "cuore" "amore", dove la bella e languida voce si alternava con melodie smielate, creando, nessuno me ne voglia, un vero e proprio appiattimento musicale. Al contrario nel "Beat" ( o cambiamento, come si voglia intendere) la musica si trasforma, acquista corpo ed anima ritmo e fantasia (anche nei testi), entrando cosi’ in simbiosi con le esigenze dei giovani.

Vorrei portare un esempio citando alcune testate di giornali dell’epoca (lasciamo stare i nomi dei gruppi che troveremo sfogliando), tutte redatte da giovani, che furono le prime avvisaglie del cambiamento in atto, e che danno precisa indicazione di quel periodo (tralascio le piu’ conosciute come "Big", "Ciao Amici", "Giovani"):

 

L’anno di nascita del movimento "Beat", si puo’ ricavare da due diverse fonti:

1964 – se si considerano i primi fermenti anche attraverso la carta stampata che abbiamo citato prima. C’è da ricordare che cominciavano ad arrivare anche i primi dischi dall’Inghilterra ed alcuni intraprendenti cantanti (il primo fu Fausto Leali, con la versione italiana di Please please me dei Beatles) iniziarono a riproporle in versione italiana, dando un po’ pepe alla nostra musica.

Il 1965 – l’avvento dei "Beatles" in Italia con la mini tournee nel giugno di quell’anno. Credo, che il nome "Beat", derivi dall’abbreviazione de loro nome. Comunque fa lo stesso, o "Beat" o qualsiasi altro nome fosse stato assunto, la musica ha cambiato il proprio corso.

La morte, o per meglio dire la fine del "Beat" , e’ avvenuta nel 1967. Nel breve giro di due anni si e’ esaurito il sogno "Beat", le sonorita’ si trasformano, dando vita a nuove tendenze, ma la spina e’ rimasta inserita, da li in poi la musica ha sempre avuto un seguito, o che si chiamasse "Rock, "Hard Rock" "Psichedelia".

C’e’ da considerare anche un altro aspetto fondamentale: siamo nel pieno del "boom" economico", i giovani diventano i principali acquirenti di dischi, si vestono come i loro beniamini che vedono in televisione, acquistano riviste musicali e di moda. Il vortice del consumismo consuma molto velocemente mode e tendenze, e anche il "Beat" esaurisce la carica impetuosa cosi’ come era partito.

 

PROLOGO

 

Vorrei ricordare che tutte le discografie indicate dei gruppi  riguardano solo ed esclusivamente il periodo Beat, escludendo ogni altra incisione futura. Tutte le copertine dei dischi che sono inserite in questa ricerca sono originali (eccetto una o due). Ho cercato cosi’ di mantenere integra la fragranza di questo periodo.

Ho indicato i gruppi che ritengo siano i piu’ conosciuti, di cui   conosciamo qualche canzone (poche le eccezioni), ed hanno inciso perlomeno un LP. Saranno trattati in seguito sia i gruppi minori, cioè quelli che non hanno mai inciso LP ed i solisti.

Infine ringrazio tutti coloro che sapranno apprezzare e godere di tutto quello che e’ stato scritto ma, ringrazio anche quelli che saranno critici, perche’ se ne puo’ ricavare un’esperienza, e poi nessuno è perfetto.

Grazie a tutti. Buona lettura

 

Graziano

gradocar@katamail.com

 

Per eventuali suggerimenti ed informazioni scrivi a: info@sezionemusica.it

Tino

 

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