CAMPO DI MARTE

 

Ci ha colto veramente di sorpresa e questo ci ha fatto ancora più piacere la "linkata" sul nostro sito di Enrico Rosa, chitarrista livornese ormai trapiantato in Danimarca.

Egli ci ha segnalato la assoluta mancanza di riferimenti del suo gruppo, Campo di Marte, sul panorama del rock italiano illustrato sul nostro sito  www.sezionemusica.it. .

L’osservazione segnalataci simpaticamente da Enrico è giustissima, in quanto trattasi effettivamente di un gruppo che si era imposto negli anni settanta all’attenzione di pubblico e critica e che ebbe modo di farsi ascoltare in numerosi concerti; perdipiù è una band nostrana che ricordiamo composta da Enrico Rosa alla chitarra e tastiere, Mauro Sarti flauto e percussioni, Alfredo Balducci tastiere e flauto, Felice Marcovecchio batteria, Paul Richard basso. Tutti partecipavano a cori e parti vocali.

Per farci perdonare l’involontaria omissione, riteniamo doveroso recensire il loro disco che porta il nome del gruppo.

La band nacque a Firenze dove fece gavetta sotto vari nomi suonando spesso allo Space Electronic, allora tempio della musica toscana, ritrovo giovanile e locale di concerti anche di artisti di grido; successivamente si esibirono facendo da supporto a famosi gruppi italiani tra cui il Banco del Mutuo Soccorso , dopodiché la decisione di spiccare il volo con le proprie forze.

Fu a quel momento che nacque il nome del gruppo, che ricordava il nome di una zona di Firenze posta nelle vicinanze dello stadio comunale.

Il nome fu anche oggetto di scherno verso la stupidità della guerra (Marte ne era l’antico dio) ed il disegno curioso della copertina rappresentava dei soldati mercenari che si infilzavano con le più disparate armi per dimostrare al loro padrone di meritare un salario più alto degli altri soldati.

Una volta possedevo il vinile del disco, ma i suoi ascolti su fonovaligie e giradischi killer lo resero pressoché inascoltabile e quindi finì prima nel dimenticatoio, dopodiché chissà dove.

Adesso, grazie alla casa discografica Mellow Records che ha effettuato le ristampe su cd di numerosi gruppi, posso di nuovo ascoltare il "Campo" oltretutto senza i vecchi e fastidiosi fruscii.

Il Disco si articola su sette "tempi", tanti sono i titoli dei brani che lo compongono.

L’inizio è tipicamente hard con ripetute partenze in quarta alternate a brevi pause cantate fino metà del brano dove il ritmo si fa più soft con arie di flauto "indurite" da violente entrate di chitarra che portano ad un finale tipicamente metallico.

Il "secondo tempo" parte in maniera molto più morbida e le sonorità del flauto e delle tastiere hanno un sapore vagamente medioevale veramente molto bello;

Terzo tempo all’insegna della chitarra elettrica di Enrico che esegue assoli di pregevole fattura , supportate dall’ottimo piano di Barducci, il tutto sotto l’incalzante ritmo torrenziale di batteria con cui si apre anche il quarto tempo in un crescendo spasmodico di tastiera.

Lasciata la chitarra elettrica si entra nel quinto tempo con chitarra classica e flauti , il ritmo adesso si fa più melodico e classicheggiante per poi risalire di tono nel sesto tempo dove la vena elettrica hard si fonde piacevolmente con sonorità più celtiche.

Il settimo ed ultimo tempo è un po’ la sintesi di tutto quanto espresso nei precedenti tempi: si spazia da episodi di sonorità dolci e fantastiche a ritmi "galoppanti" e sfrenati, dove ogni singolo strumentista trova il giusto spazio per esprimere il suo talento e personalità.

Un ottimo disco quindi con musicisti pienamente ispirati e capaci che hanno dato vita ad un lavoro di pregevole fattura; l’intero lavoro è caratterizzato dal sapiente inserimento di venature di fattura tipicamente "metallica" in un contesto generale di sonorità dolci e melodiose . Un giusto connubio tra stile classico e musica rock con eleganti contrapposizioni tra strumenti acustici ed elettrici.

Da evidenziare l’uso del corno francese in contrappunto alla chitarra, le raffinate sonorità dell’organo in "stile chiesa", ed i delicati duetti di flauto.

Il Campo di Marte e’ stato anche uno dei pochi gruppi ad usare addirittura due flauti, oltretutto con gusto e personalità, senza scimmiottare quello di Ian Anderson dei Jethro Tull che a quei tempi andava per la maggiore.

Due anche le batterie che pur suonando prevalentemente in coppia , lasciavano spesso al drummer Mauro Sarti, la possibilità di suonare anche il flauto.

Oltre alle capacità strumentali di ognuno, da segnalare anche la validità delle parti vocali, sia nelle singole interpretazioni che nei cori.

Il disco, uscito due anni dopo la sua registrazione, è rimasto l’unico lavoro del gruppo che sicuramente avrebbe meritato, alla luce di quanto espresso e visto il successo ottenuto da altri gruppi con produzioni di qualità sicuramente inferiori, di avere un seguito e una maggiore attenzione da parte della critica musicale.

Un secondo Lp in effetti fu inciso dal Campo di Marte anche se , nel frattempo, Enrico Rosa stanco di attendere l’uscita del primo, aveva cambiato formazione e genere musicale inserendo nel gruppo strumentisti di Livorno e dando vita ad un lavoro completamente diverso in stile fusion (jazz/rock). La casa discografica però ritenendolo troppo diverso e quindi poco commerciale rifiutò di pubblicarlo.

Del secondo Campo di Marte resta solo il ricordo di un memorabile concerto all’Università di Padova.

Comunque, visto la tendenza di numerosi gruppi a riformarsi "in vecchiaia" riproponendo vecchi e nuovi successi perché non far rivivere al Campo di Marte una seconda giovinezza e riuscire pubblicare un secondo disco?

Il nome Campo di Marte in fin dei conti è noto anche a noi ai livornesi perché, come a Firenze, ricorda una zona della città a nord della stazione centrale dove i soldati sono soliti eseguire le loro esercitazioni; inoltre la citata copertina del primo Lp riporta raffigurati cinque mercenari che ricordano dei pirati, che storicamente, in base alle Leggi Livornine, furono tra i primi abitanti della città all’epoca della sua fondazione.

Sappiate quindi che avete già almeno una piccola base di fans: la nostra. Vi aspettiamo.

 

 

Alberto Voglini

 

campo di marte.jpg (7025 byte)

 

Siti Internet sul Campo di Marte

CAMPO DI MARTE

 

www.enricorosa.com                www.rosae.dk

 

CAMPO DI MARTE IN CONCERTO

 

INTERVISTA AD ENRICO ROSA

 

 

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