CELESTE – PRINCIPE DI UN GIORNO (1977)

 

Il gruppo sanremese Celeste incide questo album nell’anno dell’esplosione del punk e della disco music, generi musicali nettamente agli antipodi del rock progressivo o romantico.

Va detto inoltre che Principe di Un Giorno non brilla certo per originalità ricalcando una struttura stilistica gia sperimentata dai King Crimson dei primi dischi e dalla P.F.M.

Nonostante la premessa possa lasciar trasparire un giudizio negativo, l’unico lavoro dei Celeste possiede tuttavia motivi di interesse che vanno oltre il limite imposto da un uso degli strumenti gia ampiamente collaudato da altri o dal palese ricorso a sonorità tutt’altro che inedite.

La musica di Principe di Un Giorno è fatta di quadretti naif i cui tratti somatici sono ben identificati da morbidi colori pastello che qui danno forma e matericità a paesaggi sonori di incantevole raffinatezza.

L’uso del mellotron è parsimonioso e mai abbondante, semmai dominano le chitarre acustiche il cui arpeggiare si integra alla perfezione con il suono del flauto, sempre presente a donare una coloritura vagamente folk e medioevale ai brani.

L’iniziale Principe Di Un Giorno e la lunga Favole Antiche contengono momenti in cui affiora una appena percettibile solennità, responsabile il suono delle tastiere, che viene però subito rimossa per lasciare spazio allo squisito lirismo fiabesco della melodia e del canto.

La musica scorre via dolce e vellutata, penetrante ed attraente, i brani si susseguono seguendo una sottile regia che inserisce ognuno di essi al posto giusto.

Così si lasciano ascoltare Eftus, Giochi Nella Notte, La Grande Isola, La Danza Del Fato e la breve e conclusiva L’Imbroglio che hanno il pregio di mantenere intatto quel senso di trasparenza ed omogeneità che caratterizza l’album.

La successione dei suoni è animata da un senso di tranquillità che difficilmente sconfina nelle accelerazioni, abbiamo così la gradevole sensazione di trovarci immersi in un evento sonoro pervaso da un clima sereno, rassicurante, confidenziale.

L’atmosfera onirica che pervade la musica di Principe Di Un Giorno rimane una costante; le variazioni nei brani sono affidate all’intervento di strumenti diversi che man mano si fanno soggetti narratori del sottile tessuto armonico.

Il limite di un album di questo tipo è da individuarsi nella empirica staticità della proposta che non consente impennate o velocizzazioni ritmiche di sorta.

Principe Di Un Giorno è perciò assimilabile ad una accurata raccolta di canzoni legate tra di loro da un unico filo conduttore, secondo la classica tradizione concept, ma non per questo prive di una certa autonomia narrativa che le rende indipendenti ed ognuna correlata ad un singolare evento pittorico dai tenui contorni.

La dialettica strumentale si dedica appieno al raggiungimento di questo obiettivo senza mai eccedere o sconfinare in situazioni di diversa lettura tanto che gli indirizzi propriamente rock sono ridotti al minimo.

In ultima analisi Principe Di Un Giorno è un album delizioso, godibile dall’inizio alla fine a patto che non si pretenda di trovare in esso quella corposità e animosità, quei guizzi creativi che hanno caratterizzato i lavori di altre formazioni prog.

Da menzionare l’album strumentale I Suoni Di Una Sfera del 1974 uscito come colonna sonora del film omonimo.

I brani di questo lavoro sono composti in prevalenza da Ciro Perrino ; la formazione è la stessa eccetto l’aggiunta nell’organico del fiatista Marco Tudini.

L’atmosfera è pressoché la stessa che si respira in Principe Di Un Giorno, sognante, rilassata, composta; da tenere in considerazione.

 

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Ciro Perrino – voce, percussioni, tastiere, flauto

Mariano Schiavolini – chitarre, violino, voce

Giorgio Battaglia – basso, xilofono, chitarra elettrica

Leonardo Lagorio – sax, flauto, piano, spinetta, arp

 

Morenzo Lenzi lenmor@libero.it  

 

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