METAMORFOSI – INFERNO (1973)

 

I romani Metamorfosi riescono a pubblicare due album prima di scomparire in tutta fretta dalle scene.

Soltanto il cantante Davide Jimmy Spitaleri, siciliano, il quale si unisce al gruppo appena prima della realizzazione del primo album E Fu Il Sesto Giorno, prosegue con una attività solista breve ma di tutto rispetto.

Dopo l’esordio un po’ beat e un po’ "evangelico" (i riferimenti religiosi abbondano) del 1972 i Metamorfosi invertono la rotta e si dirigono verso sonorità classicheggianti e temi ancora più altisonanti e pretenziosi.

La decisione di trarre ispirazione dalla Divina Commedia per comporre un’opera rock legittima infatti il sorgere di dubbi in merito al fatto che i Metamorfosi in fondo non si prendano un po’ troppo sul serio sopravvalutando le proprie capacità.

I sapientoni dell’epoca usavano spesso l’appellativo kitsch (l’equivalente di spazzatura) per denigrare le opere dei gruppi progressivi dediti alla esposizione di tematiche colte o pseudo tali.

E in molti casi i sapientoni avevano pure ragioni da vendere ma essi, accecati dal preconcetto verso un genere musicale rifiutato per punto preso, non riuscirono mai a distinguere con oggettività e onestà il capolavoro dalla mistificazione.

Così bollarono persino Felona e Sorona de Le Orme come album kitsch e stessa sorte naturalmente toccò all’album Inferno del gruppo di Davide Spitaleri.

Eppure ad un esame più sereno e approfondito, scevro da condizionamenti di sorta, scopriamo che i Metamorfosi sono qui capaci di esprimersi al meglio mettendo in campo idee ed intuizioni che rendono Inferno un album non solo interessante ma addirittura geniale sotto molti aspetti.

Assistiamo così ad un fantastico viaggio attraverso i gironi di un inferno post moderno popolato da truci individui ben noti alla nostra società, accompagnati dalle note ora solenni, ora gravi e ammonitrici, ora poetiche e visionarie, a tratti persino dolci e malinconiche.

Ogni attimo del viaggio, ogni personaggio che si incontra, ogni situazione sono descritti con una dovizia di suoni e colori e con una ricchezza cromatica che ne determinano con esattezza i contorni.

Dunque un album concept ricco non solamente di musica ma anche di immagini perfettamente a fuoco scolpite con perizia di particolari grazie ad arrangiamenti decisamente indovinati e ad una grande interpretazione dell’opera da parte dei quattro musicisti il cui affiatamento appare perfetto.

I suoni delle tastiere e del mellotron dominano su tutto regalando un aria di triste solennità al lavoro dove la melodia trova comunque il suo modo di farsi spazio grazie alla splendida prestazione vocale di un Davide Spitaleri perfetto narratore/cantante del mondo degli inferi.

Brevi e lunghi episodi si alternano, ben tratteggiati da una sapiente sceneggiatura compositiva che ne regola l’ampiezza e l’intensità; nulla è lasciato al caso e tutto fila liscio come le immagini di un ottimo film.

Il ruolo di regista è affidato alla sezione ritmica che tra impennate furiose ed episodi delicatamente jazzy sostiene una poetica sonora senza cadute di tono e perciò efficace, coinvolgente, epica, solenne, irripetuta e irripetibile.

Uno dei grandi capolavori di un passato all’insegna della creatività.

 

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Davide "Jimmy" Spitaleri – voce, flauto

Enrico Olivieri – tastiere, sintetizzatori, voce

Roberto Turbitosi – chitarre, basso, voce

Gianluca Herygers – batteria, percussioni

 

Moreno Lenzi lenmor@libero.it

 

 

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