MUSEO ROSENBACH - ZARATHUSTRA (1973)

 

Uno dei grandi capolavori del progressive italiano, forse non eccessivamente originale, ma comunque caratterizzato da una misurata solennità espressiva che non scade mai nel compiacimento fine a se stesso né nell’emulazione statica e passiva di certe proposte d’oltre manica.

Ciò rende le composizioni dell’album perfettamente in equilibrio tra il sound tipico del prog di quell’epoca ed una personalità artistica facilmente identificabile.

Il gruppo ligure muove i primi passi verso la fine degli anni ’60 esibendosi prima con il nome di La Quinta Strada e successivamente come Inaugurazione Del Museo Rosenbach dedicandosi alla proposizione di cover e di una musica prevalentemente rock blues.

Ridotto il nome, il gruppo viene ingaggiato dalla Ricordi che nel 1973 pubblica il loro primo ed unico album.

In tutti i brani si respira un aria di granitica solidità ed i cambi di ritmo e di atmosfera avvengono con una linearità di esecuzione davvero esemplare, tale da non compromettere l’omogeneità delle difficili partiture musicali.

L’album segue il classico sviluppo del concept, tutti i brani sono legati da un unico filo conduttore ispirato all’opera del filosofo tedesco Nietzsche incentrata sulla teoria del superuomo.

Le tematiche trattate e la copertina dell’album, nera e raffigurante un collage di immagini tra le quali spicca una foto di Mussolini, creò non pochi problemi al gruppo che fu tacciato di propaganda reazionaria.

In ogni caso al di là delle interpretazioni soggettive e per questo sicuramente opinabili resta il fatto che i Museo Rosenbach hanno realizzato un album ricco di ottime intuizioni, caratterizzato dal predominio delle tastiere e dalla intrigante vocalità del cantante Stefano Galifi.

I quattro episodi che compongono l’album si susseguono agilmente, coadiuvati da una sezione ritmica potente, inesorabile e sempre pronta a cimentarsi in improvvise variazioni di tempo.

Molto efficace e coinvolgente fin dall’inizio l’omonimo brano di apertura introdotto da deliziosi interventi di tastiere e chitarra che preludono ad un esplosione di fuochi d’artificio dove ben si destreggia l’agile drumming di Giancarlo Golzi, negli anni a venire batterista nei Matia Bazar.

I vari temi si scontrano, si susseguono, si agitano in un mare di note in perpetuo movimento fino a sublimarsi nel lungo e sinfonico finale.

L’energica pioggia di suoni del terzo brano, Della Natura, pare offrire nuova linfa vitale alla melodia che riesce pertanto a combinarsi perfettamente con i ritmi sostenuti e mutevoli così da formare un legame armonico di grande effetto.

L’album si chiude degnamente con Dell’Eterno Ritorno dove ai fraseggi hard si contrappongono trame sonore dense di un lirismo sofferto ben interpretate dalla prestanza vocale di Stefano Galifi.

Con un pizzico di Genesis, qualche dose di Banco Del Mutuo Soccorso e Premiata Forneria Marconi, i Museo Rosenbach riescono ad ottenere la loro personale mistura fatta di rock e melodia mediterranea che ancora oggi, a distanza di anni, riesce ad affascinare.

                                                                                                                               

 

sito ufficiale

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ã 2002 Moreno Lenzi  lenmor@libero.it

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