NUOVA IDEA
Quando si
parla di rock a Genova negli anni Settanta i nomi che ricorrono più spesso sono quelli
dei New Trolls, Delirium e i Garybaldi di Pier Niccolò Fossati (detto Bambi).
Il tutto, spesso, colorato da una certa olografia di maniera figlia di approcci
superficiali: Quella carezza della sera, il folk
sul palco sanremese di Jesahel, il tormentone
del Jimi Hendrix italiano e così via.
Genova ha
prodotto molto in quel decennio e non è facile cavarsela con la solita sequela di luoghi
comuni. Pensiamo, ad esempio, ad una band oggi finita nel dimenticatoio ma che dal 1971 al
1974 produsse una serie di Long Playng degni di
(ri)ascolto: la Nuova Idea.
Una
storia iniziata alla fine dei Sixties quando,
con il nome prima di Plep e poi di Gil & J. Plep, cercavano di superare il beat a
colpi di distorsori e tinte psychedeliche. Poi arrivò l'interessamento discografico
dell'Ariston, a cui quel "plep" suonava come una marca di detersivo. Si
consigliò La Nuova Idea, da qui iniziò l'avventura. Cinque ragazzi determinati, che dal
vivo tiravano fuori una forza incomparabile, grazie anche al chitarrista
"marziano" Marco Zoccheddu (già con i Gleemen di Bambi Fossati), dalla tecnica
avanzatissima per l'epoca. Quindi Giorgio Usai al pianoforte e allorgano e il
bassista Enrico Casagni, abile nel curare gli interessi più pratici del complesso,
nonché autore dei testi. Infine (last but not least)
un batterista, studente del Conservatorio in odore di scomunica (Paolo Siani), e un altro
chitarrista con i capelli cotonati e abbigliato secondo la moda "indiana"
(Giorgio Ghiglino).
Nel 1971
la loro opera prima, In The Beginning, sembra
volersi orientare in direzione dei primi esperimenti progressive italiani: il lato A è
interamente occupato dalla suite Come, come, come
con trasposizioni testuali dal Macbeth di Shakespeare, mentre l'altra facciata ha il
sapore di una compilation canzoni, avulse dal contesto e dalle ambizioni dimostrate nella
side di partenza. Un album che lasciò insoddisfatti i componenti, tanto che
fu pubblicato dall'Ariston all'insaputa del gruppo: la rivelazione durante una serata in
un locale della periferia, quando alcuni ragazzi si presentarono con il disco da
autografare !
Intanto
Marco Zoccheddu fa le valigie, per tentare la sorte nell'entourage della premiata ditta Battiato-Sassi (vedi
Bla Bla, etichetta discografica, ndr) con gli
Osage Tribe; in line-up subentra Antonello Gabelli (ex Nuovi Corvi) e, nel 1972, si dà
alle stampe il concept Mr. E. Jones, incentrato
sulle vicende alienanti e alienate di un povero travet
sfruttato dal lavoro. La mancanza di Zoccheddu porta la Nuova Idea a concentrare la
propria tavolozza di suoni sulle tastiere. Usai, oltre al pianoforte, all'organo Hammond e
al piano elettrico, si sbizzarisce al sintetizzatore Moog e al mellotron. Permangono
ricordi lisergici beatlesiani e qualche ruvidità alla Vanilla Fudge, ma la "nuova
grammatica" di PFM, E.L. & P. e degli ultimi Pink Floyd e Moody Blues comincia,
pur timidamente, a farsi strada.
Con
Gabelli dura poco, così, nel 1973 avviene la svolta, grazie all'entrata dell'appena
ventenne Arturo Ricky Belloni: nonostante la giovane età, la preparazione e
l'esperienza di questo musicista sono alla base dell'ultimo lavoro della Nuova Idea e del
definitivo aggancio (quasi maturo) con le fonti del progressive: Clowns. Tempi dispari, una voce (quella di
Belloni) alla Chapman, song dalla complessità armonica e ritmica. Uno stile capace di
testare una sintesi tra la poliritmia dei Gentle Giant, l'impostazione melodica dei
Genesis e qualche eresia crimsoniana. Il trampolino di lancio. Invece fu il canto del
cigno. Arrivò l'austerity e, come altri
complessi, anche La Nuova Idea fu costretta a chiudere i battenti.
Siani,
Casagni e Ghiglino cercarono di gravitare, con mansioni diverse, nel mondo della
discografia ma, alla fine, si dedicarono ad altre professioni.
Belloni
nel '76 e Usai nel '77 divennero componenti dei rinati New Trolls. Della Nuova Idea rimane
il rimpianto dell'inizio di Clessidra (in Clown): c'è una densità di idee e di prospettive
che solo altre ragioni - esterne alle dinamiche di gruppo - potevano interrompere.
Discografia
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testo di riccardo
storti
Compilazione e
redazione a
cura di
Hydorvox
GRAZIE AL Circolo L.I.N.E.R. (Libere Iniziative Nuove Espressioni Ricreative)
circololiner@yahoo.it