L'UOVO
DI COLOMBO L'UOVO DI COLOMBO (1973)
L'Uovo Di Colombo è un gruppo romano con alle spalle una sola incisione discografica; dopo soli sei mesi dalluscita sul mercato dellalbum omonimo il gruppo si scioglie seguendo la sorte di molti altri dellepoca. Dei quattro componenti solamente il Batterista Ruggero Stefani prosegue l'attività artistica con gli Shamadi e dagli anni '80 con gli Alunni del sole.
La musica che si ascolta tra i solchi dellalbum è ricca di spunti interessanti, anche se linfluenza dei gruppi inglesi del periodo si fa sentire perentoriamente.
Tuttavia quello che si ascolta nel disco è un sound corposo e compatto, che non manca certo di personalità.
La critica ufficiale denuncia la presenza di una presunta leggerezza specialmente in quei brani più immediati, con una melodia orecchiabile; a mio avviso è proprio in questo frangente che L'Uovo Di Colombo riesce a dare il meglio combinando la naturale propensione per la melodia tipicamente italiana con i fervori rock progressivi in auge negli anni 70.
Va inoltre sfatato il fatto che il gruppo avrebbe scimmiottato il trio inglese E. L. & P.; semmai qui ci sono riferimenti agli Atomic Rooster, a certe cose degli Uriah Heep e lapproccio alle tastiere ricorda più leclettismo di Brian Auger e Jon Lord che non il virtuosismo di Keith Emerson.
Lalbum si apre con LIndecisione e gia si ha la percezione di trovarci di fronte ad un gruppo che sa il fatto suo; il brano parte forte e deciso tra echi di E. L. & P. e Atomic Rooster.
Segue Io brano vestito di un originale abito fatto di fraseggi di tastiere che si insinuano veloci e precise tra il ritmo jazzato e la melodia del canto; un contrasto di umori e colori tutto da scoprire.
A differenza di molte (troppe) band del periodo L'Uovo Di Colombo si avvale di un ottimo vocalist, Toni Gionta, non certamente un virtuoso dellugola ma la sua prova è di tutto rispetto.
Anja ha il tipico sound dellepoca fatto di toni solenni e maestosi dove trova la sua giusta collocazione il moog suonato da Enzo Volpini il quale si produce in un finale non certo memorabile ma coinvolgente e di tutto rispetto.
Lintro di Vox Dei ci porta alla mente i migliori Uriah Heep ma subito veniamo trasportati in una dimensione personale, in quel fare rock tipico del gruppo romano.
Anche quando spuntano le chitarre il sound resta compatto e pieno di buon feeling; la sezione ritmica è implacabile e precisa tanto che lo strumentale Turba si proietta verso una attualità che altrimenti resterebbe difficile riscontrare in un certo tipo di musica.
Con il successivo Consiglio i musicisti danno prova della loro perizia agli strumenti prodigandosi in una prova di ottimo livello.
Qui si può ascoltare un bel solo di chitarra con una distorsione curiosa e un bellintreccio tra i vari strumenti, anche se le tastiere la fanno comunque da padrone.
Il seguente brano, Visione Della Morte, si apre con un intro di chitarra acustica che fa da contrappunto al canto; la quiete ha breve durata, il ritmo sincopato incalza e le tastiere si fanno di nuovo sentire con perentorietà.
La parte centrale del brano contiene un solo di batteria tuttaltro che disprezzabile; da lì riparte il brano con la solennità delle tastiere .le solite cose, verrebbe da dire, ma questo soltanto ad un ascolto superficiale, in realtà questo album possiede più di un motivo di interesse.
Il disco si chiude con uno scontato brano strumentale assolutamente fuori dal contesto che sa tanto di riempitivo; tuttavia questa scivolata non guasta certo un lavoro tutto da riscoprire e da valorizzare.
Moreno Lenzi lenmor@libero.it
ENZO VOLPINI: CHITARRE/TASTIERE- ELIO VOLPINI: BASSO/CHITARRA/VOCE - TONI GIONTA: VOCE - RUGGERO STEFANI: BATTERIA