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DEEP PURPLE – MADE IN JAPAN

Credo che di questo lavoro sia stato detto di tutto tuttavia le innumerevoli ristampe che hanno interessato Made In Japan ci inducono a fare ulteriori riflessioni su quello che all’unanimità è considerato il più famoso album live di tutti I tempi.

La stampa rimasterizzata uscita circa tre anni fa in formato CD con l’aggiunta di brani non presenti nell’edizione originale nulla aggiunge e, a mio avviso, qualcosa toglie in termini di resa sonora rispetto all’LP del 1972. Ciò almeno è quello che ho potuto constatare personalmente con ripetuti ascolti comparativi.

Il suono si è qui fatto più tagliente e forzatamente volatile tanto da perdere corpo e grinta.

In particolare la batteria di Ian Paice e le tastiere di John Lord appaiono falsate ed in alcuni momenti fastidiose tanto da rendere l’ascolto tutt’altro che coinvolgente.

Cosa questa che invece accade con estrema naturalezza ascoltando le stesse songs dalla mia copia originale in vinile, non certo perfetta per qualità di incisione, ma pur sempre godibile e affascinante quanto basta per rendere giustizia alla performance "live" del gruppo.

Tutta un'altra storia per quanto riguarda invece la ristampa in formato Long Playing uscita pochi mesi fa per l’etichetta specializzata Simply Vinyl.

La qualità del vinile è molto buona, non vi sono assolutamente rumori o disturbi e la testina ha modo di lavorare al meglio estraendo ogni piccolo dettaglio musicale con grande facilità e naturalezza.

Il livello tecnico dell’incisione è elevato e soddisferà sicuramente i palati degli audiofili più incalliti che qui troveranno un sound equilibrato, controllato nelle sue componenti, pieno, corposo ed aggressivo, con una immagine sonora ottima per definizione e brillantezza.

Sicuramente la Simply Vinyl ha fatto un eccellente lavoro consegnando ai posteri il "live" Rock per antonomasia ripulito e perfezionato in tutti i suoi aspetti tecnici. Ma lasciamo da parte certe disquisizioni puramente audiofile ed entriamo in contatto con la materia sonora, con la musica di Made In Japan.

C’è poco da dire in realtà, tutti (proprio tutti) conoscono quest’album. Si tratta di un autentico capolavoro di Hard Rock elettrico senza eguali che oramai fa parte della storia della musica moderna.

Brani come Smoke On The Water, Lazy, Highway Star rappresentano vere pietre miliari e sono il frutto della fantasia con la quale i cinque musicisti riescono a mettere in funzione il loro inconfondibile rullo compressore fatto di note in accelerazione.

La dimensione "live", da sempre la più congeniale per Mr. Blackmore e compagni, consente al gruppo di dilatare all’infinito i brani fino a raggiungere i venti minuti di pura energia, di tonificante delirio elettrico di Space Truckin, deliziando l’ascoltatore con improvvisazioni da manuale. Siamo di fronte ad una vorticosa spinta verso l’alto fatta di suoni e colori che ci investe con la forza dell’emozione e del trascinamento fino a farci toccare le alte vette dell’eccellenza con l’irraggiungibile "Art-Rock" di Child In Time, sicuramente una delle migliori canzoni di tutti i tempi.

L’estroso chitarrismo di Ritchie Blackmore, il roboante lavoro alle tatiere di John Lord, l’instancabile drumming di Ian Paice, il basso implacabile di Roger Glover e l’incandescente ugola di Ian Gillan, oltre a caratterizzare un periodo e fare scuola, sono ormai presenti a pieno titolo nel DNA della musica e non ne usciranno più.

Made In Japan, più di altri lavori del gruppo seppur eccellenti, ha consacrato Gillan e compagni come i sommi sacerdoti di quel Rock duro che è "duro" a morire.

Chi ha avuto l’occasione di vedere in concerto di recente questi simpatici "vecchietti" non può che constatarne l’assoluta immensità artistica, la loro naturale sincerità espressiva fatta di elevato professionismo e ancora tanta voglia di divertirsi e divertire con quella grande arte che è la musica.

Moreno Lenzi

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