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MALIBRAN -  THE WOOD OF TALES

Piccolo salto indietro. Convention del disco di Firenze del 1989. Saluto un collezionista di Milano. Soliti convenevoli, poi mi dice: tieni, prendi questo disco di Prog. Italiano, sono siciliani, sono molto bravi, ne ho pochissime copie. Accetto.

PROG? Penso io, ma non era quella musica che si ascoltava anni fa, aspetta... mi sembra i primi anni settanta con quei gruppi… se non erro, come si chiamavano…. , mi sembra BANCO DEL MUTUO… PREMIATA FONDERIA, no aspetta, FORNERIA MARCONI ecco, non so se dico bene…

L’impatto puo’ essere anche questo, visto che in quel periodo la musica PROGRESSIVE era solo un ricordo e i pochi superstiti che ancora la cercavano, andavano a ritrovare, in mancanza di altro, i dischi dei primi anni settanta, pagandoli a caro prezzo.

Una domanda mi attanagliava e mi attanaglia ancora adesso: cosa ha spinto sei ragazzi ad autoprodursi e a pubblicare il loro disco di esordio in piena era "non Prog" (alcuni spiragli si intravedevano in gruppi come PENTOLA DI PAPIN, LOCANDA DELLE FATE), con un disco di puro Prog romantico? Coraggio? Incoscienza?. Il rischio Ŕ stato grosso. C’era il pericolo di passare inosservati, di essere dimenticati prima di far sentire la propria voce. Gli atri intanto, ovvero i sopravvissuti (Orme, Banco, Pfm , ecc., i primi che mi vengono in mente), se la dormivano di sana pianta, oppure era da anni che non esistevano piu’, la musica Prog aveva dato il meglio di sÚ e, se nera andata in punta di piedi senza grossi clamori.

A distanza di 14 anni, c’e da fare una considerazione. Non e’ un disco spartiacque, un capolavoro insomma, ma un disco di vero Prog, suonato da giovani talentuosi , con le lacune e le incertezze degli esordi, con sonoritÓ ancora da sviluppare e correggere, ma piene zeppe di idee, che si scioglieranno poi negli anni futuri.

Brani come "Malibran" e "The Wood of Tales" in prima facciata, sono dei piccoli gioiellini , che fanno la felicitÓ degli amanti del Prog Romantico. Note che saltano, rimbalzano con altalenanti sonoritÓ sprigionando quel suono di vero stile Prog, con una durata di otto minuti l’una, come nelle piu’ belle favole di questo genere.

Brani come "Sarabanda" piccolo intermezzo a chiusura della facciata uno , suonato con solo chitarra e flauto (immancabile in questo disco), ci ricordano i loro ispiratori "Jethro Tull", di andersoniana memoria, bella, delicata, quasi un bigne’ alla panna, da gustare piano piano. Segue la maestosa "Pyramid’s Seet", riecheggiante di suoni arabici che apre la facciata due del vinile, Ŕ senza dubbio il brano piu’ debole del disco."Prelude", conclude il disco, Ŕ un brano con varie sfaccettature, dove il talento e la fantasia si sprigionano dando suono a un brano meno romantico, piu’ roccheggianrte ma carico di fascino.

Di strada ne hanno fatta i Malibran, vivendo pero’ sempre fuori dal coro, fuori dal grosso giro, fuori dalle grosse Label che avrebbero saputo dare quel pizzico in piu’, che li avrebbero qualificati e fatti conoscere al grosso pubblico della musica Progressive. Al loro attivo hanno giÓ diversi albums (per deformazione mia il CD lo chiamo cosi’), su cui vorrei tornare a parlarne perche’ essi rappresentano insieme a pochi altri, il Prog nostrano, quello semplice, romantico, per i nostri orecchi europei, senza artifizi o compromessi , e parlarne vuol dire farli conoscere saperli, spero, apprezzare.

Per concludere, un album da avere, visto che e’ stato di recente ripubblicato in CD, con l’aggiunta di inediti live, una piccola chicca, uno dei gruppi che hanno fatto il primo passo, a cui sono seguiti decine di nuovi gruppi nostrani. Uno di quei gruppi che hanno cantato tra i primi la voce del Prog , che hanno ridato nuova linfa al Progressive anni ’90.

Grano

 

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