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PHILLIPS ANTHONY – THE GEESE & THE GHOST

Sicuramente i più informati ricordano che Anthony Phillips è stato il primo chitarrista dei Genesis con i quali ha inciso l’album di esordio ed il notevole Trespass dove il suo stile alla sei corde, arpeggiato e gentile, selvaggio e aggressivo, ha contribuito non poco a definire il sound del gruppo.

Dopo anni di silenzio discografico Anthony Phillips si rifà vivo inaspettatamente nel 1977 con la sua prima incisione da solista.

Ad accompagnarlo nell’avventura troviamo musicisti di indubbio valore, Phil Collins, Mike Rutherford, Rob Phillips, John Hackett fino all’orchestra sinfonica diretta da Jeremy Gilbert.

Il risultato è un album semplicemente grandioso, un autentico capolavoro al di fuori di ogni catalogazione, una emozionante immersione in un mondo fantastico e fiabesco.

La innumerevoli chitarre di Anthony Phillips regalano emozioni a non finire, in particolare la sua performance alla 12 corde è impareggiabile, originale, efficace, e non da meno è il suo lavoro agli altri strumenti, suonati con evidente disinvoltura, da perfetto polistrumentista.

The Geese & The Ghost si presenta sotto forma di una irresistibile mistura di musica colta, folk e medievale preparata in un prezioso contenitore da dove fuoriescono poesia e sogno, suoni e immagini dai contorni delicati.

I temi sono raccontati con lo stile tipico dei menestrelli di corte con l’aggiunta di una buona dose di enfasi epica ed il ricorso ad una orchestrazione tutt’altro che scarna.

Tra le note e gli accordi si intravedono maestose figure di cavalieri, si materializzano immagini di antichi tornei e cerimonie di incoronazione, coraggio ed ardore guerriero sono gli elementi trascinanti ma infine a dominare su tutto, come in una favola che si rispetti, saranno la poesia, il sentimento, l’amore.

La struttura armonica fa sì che il messaggio musicale si diffonda con un tono pacato e confidenziale per poi liberarsi raggiante e maestoso soltanto quando richiesto, seguendo un itinerario narrativo preciso e prestabilito.

Una architettura compositiva di stampo classico che trova modo di concretizzarsi attraverso una sintassi espositiva molto simile alla migliore tradizione sinfonica ottocentesca.

Alcuni brani vestono gli abiti della canzone ma anche in questo caso l’eccezionalità di una musica così importante e ricca di pathos si fa sentire.

Così l’eterea ed impalpabile melodia di God If I Saw Her Now, recitata a due voci da Phil Collins e da Viv Mc Cauliffe, assume l’apetto di un vellutato adagio.

Le conclusive Collections e Sleepfall: The Geese Fly West si muovono sulla stessa falsariga; pervase da un lirismo sonoro immenso riescono a coinvolgere fino alla commozione.

La sensibilità artistica di Anthony Phillips con The Geese & The Ghost tocca vertici di rara grandezza, purtroppo esaurendosi nello stesso tempo, nel breve volgere di un magico momento mai più ritrovato.

Tolto infatti il successivo Wise After The Event, apprezzabile affresco naiff pervaso da una spiccata propensione rivolta verso tematiche deliziosamente oniriche e soffici, il resto della produzione di Anthony Phillips si appiattisce fino a divenire inutile e stucchevole.

Solo gli album della serie Private Parts & pieces rivestono una certa importanza ma, secondo chi scrive, essi sono destinati ad una platea ristretta di persone interessate più alla tecnica esecutiva che non all’arte, all’emozione, al sentimento, alla creatività, alla poesia delle note.

Tornando a The Geese & The Ghost va detto che si tratta di un album diverso e prezioso dove la musica diventa colore, dove i colori si trasformano in affascinanti acquarelli che pian piano virano verso un impressionismo pittorico ora tormentato ora sereno, comunque contraddistinto da incessante movimento e mutamento cromatico.

Affascinante come una vera signora, bello e struggente come il disegno della copertina, opera di Peter Cross, The Geese & The Ghost è un gioiello dal valore inestimabile e merita per questo un posto di tutto rispetto tra i grandi capolavori di tutti i tempi.

 

Moreno Lenzi

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